I risultati degli ultimi tre anni della gestione della vita dell’ENCI sono stati così deludenti da rendere necessaria la presentazione di una lista che affronti e risolva finalmente i nuovi e i vecchi problemi, mai risolti, che bloccano lo sviluppo e la modernizzazione del nostro ente e ne pregiudicano addirittura la sopravvivenza.
- Già nell’assemblea ENCI del Luglio 2004 avevamo denunciato il fatto che la crisi socio/economica italiana e l’importazione massiccia di cuccioli dai Paesi dell’Est si sarebbero pesantemente ripercossi, già da quell’anno e nel prossimo futuro, sulla cinofilia italiana. Avevamo anticipato che un eventuale rincaro del costo dei servizi si sarebbe potuto rivelare negativo con un effetto boomerang, dando indicazioni per soluzioni efficaci come ad esempio una diversificazione dei servizi per maggiori introiti, una strategia di marketing che, visti i costi avrebbe dovuto realizzarsi necessariamente con l’ausilio tecnico-economico del MIPAF, del Ministero della Salute e del Ministero delle Finanze (quest’ultimo coinvolto per la limitazione e fiscalizzazione dell’importazione selvaggia dei cuccioli di razza dai Paesi dell’Est). La risposta che ci fu data in quella sede è stata di una secca smentita alle nostre previsioni
Nella relazione del Presidente all’Assemblea del 2005 nessun accenno al calo di iscrizioni ai libri genealogici, per il 2004: ben novemilacinquecento (9.500) unità! Nel 2005 altro drammatico calo di iscrizioni, oltre undicimilatrecento (11.370) unità!
Occorre anche rilevare che l’iscrizione dei cuccioli è diminuita in realtà di ulteriori 3.000/3.500 unità, questo ulteriore calo è mascherato dal fatto che il computo totale delle iscrizioni ai Libri genealogici per l’anno 2005, include, il gran numero di soggetti adulti delle razze segugio maremmano e piccolo lepraiolo italiano iscritti al Libro Aperto come capostipiti.
Per il Consiglio Direttivo uscente invece i dati non sono drammatici, così come è dato leggere nella relazione del Presidente all’Assemblea del 2006.
- Dal 2003 al 2005 il calo dei soci aggregati è stato di oltre undicimila unità portando le casse dei soci collettivi al collasso.
- Il rincaro del costo dei servizi, il mancato snellimento delle pratiche burocratiche ha reso difficile una sopravvivenza dignitosa delle Delegazioni ENCI che pure affidano gran parte del lavoro al volontariato dei responsabili.
- Il nuovo Disciplinare di attuazione dello Statuto dell’ENCI vede una legge elettorale antidemocratica, un’articolazione delle Commissioni di Disciplina tale da aumentare verticalmente le liti giudiziali per i soci e l’ente stesso.
- Una collaborazione con la Commissione Tecnica Centrale non certo positiva , tanto è vero che i Regolamenti Generale e Speciale delle Esposizioni ufficializzati sul sito web dell’ENCI sono stati sospesi perché non erano stati sottoposti (come da disciplinare ministeriale) al vaglio della CTC!
- Alla riunione 2006 della FCI che doveva ratificare l’assegnazione all’Italia dell’esposizione Mondiale 2009 o 2010 nessun rappresentante italiano era presente, così tra l’incredulità e l’imbarazzo generale è stato designato un altro Paese! Gli allevatori italiani, tra i migliori al mondo, hanno perso l’occasione di una passerella tutta italiana che avrebbe portato un notevole vantaggio pubblicitario ed economico
- Le norme tecniche del Libro Genealogico sono state disattese dal Consiglio uscente per quanto concerne l’obbligatorietà del microchip (legge nazionale), ancora una volta un danno d’immagine considerevole, tale da portare ad un’interrogazione parlamentare con una risposta scritta del Ministro MIPAF, nel Dicembre 2006, che così concludeva: “L’Amministrazione, a fronte della situazione descritta, sta valutando le modalità e gli strumenti più idonei atti a porre fine allo stato di incertezza e di mancata trasparenza nell’applicazione della disciplina per la tenuta del libro genealogico da parte dell’ENCI.” Al danno di immagine si aggiunge quello economico, quanto costerà richiamare i pedigree di tutti i cuccioli, dotati solo di tatuaggio, nati dal 1 Gennaio 2005 in poi, per adeguarli con apposizione del numero di microchip e, soprattutto quanti e quali disagi per gli Allevatori e per le Delegazioni che si vedono rifiutata l’iscrizione di queste cucciolate, ed infine a chi sarà addebitato il costo di tutto questo?
Quanto su esposto per chiarire che il nostro programma verterà su pochi punti essenziali, un programma quindi pragmatico, con interventi nell’immediato ed altri nel breve termine, un programma senza orpelli, teso a privilegiare gli allevatori ( così come recita l’articolo 2 dello Statuto Sociale dell’ENCI: “l’ENCI è un’associazione di allevatori a carattere tecnico- economico…” ), le delegazioni, le società specializzate che sono i piloni sui quali si è fondato e con i quali si potrà realizzare la rinascita del NOSTRO Ente Nazionale della Cinofilia Italiana.
INTERVENTI IMMEDIATI
L’ENCI ha il dovere di gestire, indirizzare e risolvere i problemi che scaturiscono dalle relazioni tra i diversi attori: istituzioni / allevatore / cane / ambiente / proprietario / esperto giudice / società civile.
- Rapporti con il MIPAF. Anche se con notevole ritardo dobbiamo effettuare una reale, effettiva e proficua collaborazione con il MIPAF, questo Ministero non deve essere più uno spauracchio per l’Ente, ma un partner/tutore amico di enorme importanza. Il MIPAF ha tra gli obbiettivi principali quello di favorire gli operatori nei rispettivi settori merceologici, aumentarne la redditività, la professionalità e la qualità del prodotto. E’ di vitale importanza quindi essere propositivi e richiedere ausilio ed agevolazioni nei settori che ci vedono più in difficoltà.
- Differenziazione visiva dei pedigree dei soci allevatori
- Pedigree gratuiti per le razze italiane in difficoltà numerica.
- Tutela dell’allevamento italiano contro l’importazione dei cani dai Paesi dell’Est. Nonostante le promesse degli anni precedenti, nulla finora è stato fatto per contrastare questo fenomeno che pregiudica, nel tempo, la qualità del “prodotto italiano” e che si ripercuote pesantemente sul reddito dell’allevatore. Abbiamo individuato strategie vincenti che consentiranno di abbattere tale calamità.
- Contratto di compravendita di cani redatto e riconosciuto dall’ENCI che tuteli i due attori allevatore/acquirente.
- Corsi di preparazione ed aggiornamento per allevatori. Tanti giovani, soprattutto al Centro/Sud/Isole dell’Italia, sono interessati alla cinofilia, all’arte ed alla professione di allevatore, ma i costi iniziali sono per molti di essi scoraggianti. L’ENCI deve portare la cinofilia alla base: organizzare quindi corsi gratuiti in tutta Italia presso le Delegazioni e Università disponibili a collaborare. I costi per tale intervento sono modesti e sicuramente daranno un ritorno proficuo in preparazione, qualità dell’allevamento, posti di lavoro.
- Sanatoria anagrafe canina e complementarietà del Registro ENCI con l’anagrafe canina nazionale e/o regionale; in pratica l’allevatore potrà avere direttamente i microchip da fare inoculare dal veterinario.
- Ufficio stampa che collabori attivamente per la realizzazione di trasmissioni radio – televisive che abbiano come oggetto il cane di razza. L’ENCI offrirà per le trasmissioni la consulenza e la presenza di allevatori ed esperti giudici.
- Esperti giudici. Corsi di aggiornamento per gruppi di razze organizzati dall’ENCI. Migliore tutela assicurativa.
- Aumento dei contributi per le Delegazioni. Con la loro attività costituiscono l’ossatura su cui si basa gran parte del lavoro per le pratiche istituzionali. La loro presenza capillare sul territorio, il contatto diretto con gli allevatori, il volontariato sono un patrimonio storico per l’ENCI. Attualmente sono al collasso sia per bilancio, sia per l’enorme mole di lavoro burocratico. Abbiamo individuato, con una migliore gestione di spesa dell’ENCI, risorse economiche che possono garantire una sopravvivenza dignitosa. Lo snellimento delle pratiche mediante semplici sistemi informatici consentirà un ulteriore risparmio economico.
- FCI. Gli allevatori italiani pur conseguendo risultati prestigiosi in tutto il mondo, gli esperti giudici italiani seppur così apprezzati all’estero, non hanno la giusta visibilità ed importanza in seno alla FCI. Altri kennel club nazionali senza la nostra storia, il nostro valore, ricoprono cariche prestigiose in un sodalizio internazionale così importante; ciò è dovuto principalmente alla poca attenzione che l’ENCI pone nel curare i rapporti con la FCI, un esempio per tutti la mancata assegnazione all’Italia dell’esposizione canina mondiale 2009/2010.
INTERVENTI A BREVE TERMINE
- Nuovo Regolamento di attuazione dello statuto
- Nuovo Regolamento delle esposizioni.
- Revisione del Disciplinare del Corpo degli Esperti.
- Forum. Ogni proposta e/o modifica di Regolamenti e disciplinari terrà in debita considerazione le osservazioni che allevatori, esperti giudici, società specializzate, gruppi cinofili esprimeranno su un forum dinamico coordinato, volta per volta, da esperti dell’argomento specifico
- Rivisitazione del protocollo per la riproduzione selezionata. Sarà il “prodotto italiano di qualità” che dovrà essere privilegiato ed inoltre garantito dalle disposizioni vigenti in materia di benessere animale. Questo marchio di qualità sul prodotto nato e selezionato in Italia dovrà essere di grande effetto visivo e divulgativo.
- Verifiche zootecniche amatoriali, saranno propedeutiche per l’accesso ad un livello superiore della cinofilia e consentiranno di allargare ulteriormente la base associativa dell’ENCI, con benefici economici che, a cascata, avvantaggeranno i gruppi cinofili, le società specializzate e di conseguenza l’ente stesso.
- Netta separazione dell’attività sportiva da quella di verifica zootecnica.
- Interventi più mirati per la cinofilia venatoria da considerare come una risorsa culturale ed economica da governare, in quanto la natura e l’ambiente sono preponderanti nella mente e nell’azione di chi alleva cani da caccia. Uno degli obbiettivi di questo programma è lavorare e vigilare sugli sviluppi di una moderna cinofilia venatoria, la necessità della sua tutela e della sua valorizzazione e di un suo buon governo. Oggi siamo consapevoli che la conservazione e la tutela delle razze da caccia, della natura e del territorio sono obbiettivi che possono realizzarsi non con generici discorsi, ma con l’adozione di comportamenti consapevoli nel rispetto di regole precise; sono previsti dunque tra gli altri i seguenti interventi:
1. Contributi per rilanciare le verifiche zootecniche per i cani da ferma – continentali ed inglesi -, per i cani da cerca ed i retriever: attualmente sono in forte crisi per la riduzione di più del 50% di queste prove
2. Rilanciare la grande cerca.
Valorizzazione dei terreni ideali in Italia, Nord – Centro – Sud – Isole, per effettuare le prove dei cani da caccia. Valorizzazione dei Parchi come luoghi ideali per queste attività. Collaborazione con Aziende Agrituristiche per effettuare verifiche zootecniche.